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Santiago de Compostela

Living Stones – Santiago de Compostela 
Contact: Mari Paz Agudo – [email protected] 

 

Catedral de Santiago de Compostela 

 

 VIDEO – Santiago de Compostela (August 2016), Santiago de Compostela (August 2015),  Santiago de Compostela (August 2013)

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International Camp Summer 2016

and some pics and video by Sofia (Madrid)


International Camp Summer 2015

Dell’inizio del mio cammino ricordo i girasoli ed il sorgere del sole, un grande campo adagiato tra le colline qualche chilometro fuori Pamplona.

Scelsi di cominciare dalla città che cambiò la vita di Sant’Ignazio e che fu resa famosa da Hemingway, non per un motivo religioso o intellettuale, ma per una ragione più mondana: la festa di San Firmino, volevo vederla, ma soprattutto volevo partecipare all’Encierro la famosa corsa dei tori. Così feci, ed essendo sopravvissuto mi misi in cammino.

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Penso che ogni pellegrinaggio sia prima di tutto un viaggio dentro se stessi, un’esperienza del tutto personale, che ti fa scoprire lati di te che non sospettavi di avere (nello specifico durante il Cammino di Santiago scopri anche nuove parti del tuo corpo, infatti a me facevano male muscoli che non sapevo di possedere).

Il Cammino di Santiago mi è parso come un fiume fatto di persone lungo 800 km dove, come dice il filosofo, non ci si bagna mai nella stessa acqua; camminando o fermandoti l’atmosfera dentro la quale sei immerso cambia, perché le persone che incontri cambiano. Puoi scegliere se lasciarti trasportare o nuotare, senti però che il “sapore” dell’acqua è sempre diverso.

Immerso in questo fiume per circa 500 km ho pensato alla mia meta, alla Cattedrale di Santiago De Compostela, ho pensato ad un edificio, che con un po’ di presunzione, immaginavo fosse lì ad aspettarmi.

Ciò che trovai al mio arrivo fu una cosa ben diversa: una persona.

Una persona che era lì proprio per me, mi chiese sei Italiano? (durante tutto il cammino avevo portato sulla zaino una grande bandiera italiana sventolante, che avevo inastata anche in quel momento). Un po’ sorpreso risposi di sì, e di contro mi fu chiesto se mi interessava una visita gratuita della Cattedrale. In effetti per giorni avevo camminato con quel luogo nella testa, ma non ci avevo mai pensato realmente: non conoscevo i significati di quelle pietre, perché erano state disposte in quel modo, sapevo solo che era la meta, ma ignoravo completamente che cosa fosse la mia meta. Inizialmente fui esitante, ero stanco, avevo la zaino sulle spalle, non avevo molta voglia di stare a sentire una guida turistica, risposi che ci avrei pensato. Dopo qualche minuto, avendo posato la zaino mi dissi: “perché no?” così tornai da quella persona e dissi: “eccomi, mi hai proposto una visita, accetto”.

La visita fu meravigliosa sia per il livello di conoscenza che la persona aveva, ma soprattutto perché riuscii a dare un nome a delle sensazioni che non comprendevo ancora bene, intuii significati nascosti, guardai con occhi nuovi la maestosità della cattedrale. Senza motivo e gratuitamente ricevetti più di quanto avrei potuto immaginare. L’aspetto meraviglio è che questo non fu possibile grazie ad un’esperienza spericolata, ad un viaggio memorabile o alla visita di un luogo leggendario, è stato possibile per mezzo di una persona, che per altro veniva dalla mia stessa città, ma quella persona aveva qualcosa di differente: era una Pietra Viva.

Gratuitamente ho ricevuto.

Quell’esperienza con Pietre Vive mi ha dato molto più che qualche nozione di storia dell’arte o di teologia, ha reso il mio pellegrinaggio eterno, mi ha permesso di ricominciare a camminare verso tutte le mete, proprio nel momento in cui pensavo fosse tutto finito. Oggi mi rendo conto che forse mi sono messo veramente in cammino da quel giorno a Santiago e non prima. Decisi che volevo contraccambiare un po’ del bene che avevo ricevuto, così tornato a Roma cominciai ad informarmi su questo gruppo chiamato Pietre Vive, cominciai ad andare ai loro incontri.

Oggi a quasi un anno da quella prima esperienza posso dire di aver incontrato una splendida comunità, che mi ha accolto e che mi ha fatto pellegrinare nella mia città facendomi scoprire cose di cui non sospettavo l’esistenza e facendomi guardare con altri occhi alcuni degli edifici in mezzo ai quali sono cresciuto.

Gratuitamente cerco di dare.

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Guardo con invidia a voi che parteciperete al Campo internazionale di Pietre Vive a Santiago De Compostela 2016, vorrei essere lì con voi. Ricordate solo che l’importante non è tanto sapere una nozione o un dettaglio in più, l’importante è esserci, stare lì ad aspettare quel pellegrino che dirà di sì alla vostra offerta. In quel momento sarete come il seme gettato dal seminatore, probabilmente non saprete mai se ciò che fate darà frutto o no, ma la vostra funzione sarà comunque parte di quell’azione salvifica che il Signore compie ogni giorno nel mondo. Coraggio e “non preoccupatevi di come o di che cosa dovrete dire, perché vi sarà suggerito in quel momento ciò che dovrete dire: non siete infatti voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.”

Francesco (Roma)

 


International Camp Summer 2014

As in a moment for prayer, it takes some time to start speaking about Santiago’s experience as Pietre Vive, “for the space you enter now is a sacred space”. That was our experience, and today we continue to thank God for it.
I was a volunteer for the first time with PV in Santiago during summer 2013, and then also in summer 2014. The story started earlier, as a kid, when my mother explained the Romanesque sculptures to my brothers and me. She loved them, and she transmitted that to us. So, in this special way, providence was waiting for me here. PV was soon to me a treasure of joy and generosity that I would keep deep within myself.
I would like to share with you two of these experiences. The first one, is the sincere gratitude that we found among the pilgrims and visitors that we welcomed and took care of during our stay. They gave us the big present of feeling useful. They looked forward to meet the Lord in Santiago, and we helped them into prayer through the cathedral’s beautiful sculptures. Is there anything better? They gave us their full smiles, they shared their tears, their silence in deep prayer, they sang with us. And they said goodbye to us with gratitud in their eyes.
The second experience that I will share with you is the service at the charity dining room. I had previous experience as a volunteer in similar services, but this time with PV was special. The times of prayer together with the other volunteers in PV, and our service at the cathedral, made me more sensitive. During the service at the charity dining room, I felt disturbed, and it took me some time to realise that it was because of the sadness and unpleasantness that the users made me feel. We were so happy and proud of our service in the cathedral, and then here I saw loss and failure. I was embarrassed, and I appreciated more than ever the people that help these men and women, a service that is humble and where you never see big results. So my heart grew deeper and I rejoined the service in the cathedral in a very different manner.
So again we were all thankful for this experience, we pray for all of you and expect the Lord to continue blowing through PV!

Gonzalo

 


I belong to the big community Pietre Vive since 2010 and this summer it was the second time for me in Santiago. For me Pietre Vive is more and more a possibility to live the communion with brothers and sisters with which I share my faith and experiences of God, fairs and desires, failures and joys.
It’s the possibility to be in communion also with many people that I meet just for some minutes or a few hours: questions and doubts, little answers and hopes, hunger and thirst of God, needing forgiveness, listening, welcoming.
The instrument is the beauty of art, and above all, in Santiago, the prayer with them (or just near them), giving some suggestions about Lord’s Word, sharing about “the way” and about their discovery on themselves, on their relationship with family or friends or God. And to listen and to pray for them.
Even more: another instrument, this year, it was the proximity, just for two hours, with the most poor who, simply, remebered to us to enlarge our community.
It’s a way to understand better what does it mean “so that you, too, may be living stones making a spiritual house” (1Pt 2,5)

Sr Lorena

 


Nel provare a rielaborare e narrare l’esperienza di Santiago emerge un vissuto intenso che va oltre le parole.
Prepararsi al campo Pietre Vive di Santiago per me è stato farsi guidare dal desiderio di un incontro con l’Altro, giungendo alla meta per vivere insieme un tempo di fraternità, di famiglia sotto la scia di quella stella che porta al confine di se stessi dove poter spalancare le porte del proprio cuore ed immergersi in un abbraccio di comunione con il creato.
In questo luogo così significativo per tutta la cristianità, fare esperienza di fede è stato anche vivere la propria fede in rapporto alla fede di ogni uomo che cerca Dio. Durante il servizio in cattedrale l’accogliere i pellegrini, segnati dal loro cammino, è diventato il luogo nel quale potersi specchiare. Guidarli in punta di piedi alla scoperta del mistero di Dio scolpito nelle pietre, che prendevano vita entrando nel presente, ha permesso un dialogo interiore volto a cogliere attraverso la sintesi del simbolo l’intuizione di Dio. Santiago ha dato vita a quello slancio dell’animo che dà e riceve senza riserve, nella carità verso i fratelli che frequentavano la cucina solidale, dove ci si predisponeva ad aiutare ma alla fine ci si ritrovava sanati e guariti dalle proprie ferite. Conservare la memoria di questo campo mi consentirà di orientare con una gioia nuova il mio sguardo alla vita.

Gisella

 

International Camp Summer 2013

 

Aspettando Jack a Santiago de Compostela. Arrivare a Santiago di Compostela, percorrere “il cammino” a piedi per 100, 250, 500 o 800 km, è un’esperienza che molti uomini e donne sentono il bisogno di vivere da molti secoli. Diverse le età, le provenienze, le lingue, le fedi, le storie con cui ciascuno di loro si mette in cammino, ma tutti con la stessa meta geografica. Jack è uno di loro. Ha due occhi azzurri profondi, i segni di 72 giorni di cammino. Ha 32 anni, è americano, insegnante di inglese e ha deciso di dedicare le vacanze estive per compiere questo viaggio. E’ partito da Taizè, ha attraversato la Francia e la Spagna camminando per lunghi tratti da solo. In altri momenti, ha condiviso il cammino con alcune persone che poi ritrova una volta giunto alla meta. Quando le rivede, le abbraccia come fossero vecchi amici (probabilmente ha condiviso con loro chiacchierate profonde o semplice solidarietà necessaria in momenti di difficoltà). Poi entra in cattedrale: c’è un po’ di rumore, confusione, una lunga coda che porta a quelle che la tradizione considera le spoglie di s. Giacomo, apostolo di Gesù. Un clima un po’ dispersivo, forse persino deludente. Avanzando nell’immensa cattedrale, tra pellegrini e turisti di ogni sorta, dopo qualche minuto coglie un canto melodioso proveniente da una cappella laterale, dedicata a s. Andrea. Attratto, si avvicina e viene accolto da un gruppo di giovani, provenienti da diversi Paesi d’Europa, che indossano maglie verdi. Lo invitano a fermarsi, a pregare in silenzio: è proprio ciò che desiderava! Dopo 20 minuti, in un inglese approssimativo, si sente fare una proposta: “Vuoi rileggere il tuo cammino con l’aiuto di alcuni testi biblici?”. Si tratta della storia di Abramo (anche lui chiamato a partire, a lasciare la sua terra) e di Giacobbe, l’uomo che lotta con Dio! Qualcosa fa eco alla sua esperienza … Accetta, si mette in ascolto di questi strani giovani, ascolta alcune domande suggerite, e inizia il suo cammino di rilettura. Quando esce da lì, dopo quasi due ore, sa solo dire: “GRAZIE!…. Siete ancora qui domani?” Da questa domanda si capisce che tornerà e sono contenta di rivederlo il giorno dopo. Questa volta viene con due compagni di viaggio. Ha saputo che quei volontari dalle strane maglie verdi sono lì per offrire anche delle visite guidate per illustrare le bellezze artistiche alle porte della cattedrale. Ascoltando le spiegazioni di Beatrice, una delle volontarie, gli si illuminano gli occhi quando intravede il messaggio spirituale nascosto in quelle decorazioni romaniche! Che bello quel sorriso del profeta Daniele! Ed il coro dei musici che canta la gloria di Dio! Che bello quel Cristo in gloria che attende il pellegrino! Sì, quella gloria che intuisce di aver trovato lungo il suo cammino e che inizia ad assaporare poco per volta. Beatrice vorrebbe spiegargli di più… ma preferisce lasciarlo alla sua contemplazione e mi raggiunge. Insieme, anche noi, contempliamo un po’: quel ragazzo, quel poco che sappiamo di lui, il suo sguardo profondo e ammirato e sullo sfondo le decorazioni della cattedrale. Chissà quali frutti porterà a casa con questa esperienza! Chissà come il Signore gli si è rivelato! Certamente, in qualche modo l’ha incontrato e questo ci fa stare in punta di piedi, senza sandali, il volto coperto, quasi come Mosè davanti al roveto ardente. Torniamo in quella che per 10 giorni è la nostra casa, insieme agli altri volontari, parlando un mix di inglese, spagnolo, italiano, tedesco e portoghese. La giornata di servizio alla cattedrale è iniziata con un tempo di preghiera sui passi di s. Giacomo, quasi col desiderio di diventare più familiari all’apostolo, ai suoi compagni e a Gesù. Ora terminiamo con la messa, la condivisione e il rendimento di grazie per le molte persone incontrate come Jack… Jack, che strana combinazione,… porta lo stesso nome di S. Giacomo! In silenzio, osservo le nostre magliette verdi, con la scritta Pietre Vive, e penso che sono lì a ricordarci la fortuna che abbiamo nel vedere come il Signore ha camminato accanto a questi pellegrini e come davvero edifichi la Sua Chiesa.

Sr Lorena